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Tessiture, lunga vita per chi innova

 

Il vicepresidente di Confartigianato Moreno Vignolini analizza la situazione del settore: «Solo chi investe ce la può fare»

Le tessiture stanno soffrendo, ma quelle che sono rimaste hanno tutte le carte in regola per affrontare il futuro con maggiori prospettive. Si potrebbe riassumere così lo spirito che anima le imprese che operano nel distretto. Secondo il vicepresidente di Confartigianato Prato, Moreno Vignolini, dalla fotografia del comparto tessile scattata dalla Camera di Commercio anche in collaborazione con Confartigianato, emergono due elementi: da una parte, il numero notevolmente ridotto di attività; dall’altra, la ritrovata fiducia nel futuro di quelle che hanno superato la prova dei momenti di crisi più difficili.

«Ovviamente non ci si può nascondere dietro a un dito: il dato è reale e conferma il ridimensionamento del distretto tessile – commenta Vignolini – detto ciò, da imprenditore mi rendo conto che la gran parte delle tessiture rimaste a Prato sono imprese che lavorano bene, a dimostrazione del fatto che il distretto tessile ha ancora senso di esistere» . La
recente mappatura di questa fase della filiera rivela che le tessiture operanti nel distretto sono 346  e 22 sono nate dopo il 2010, di cui solo 10 sorte come iniziative imprenditoriali nuove. Sono invece  circa 3000 i telai che battono nel distretto e 1.017 g li addetti, contro un numero di dipendenti pari a 552. Va da sé, dati questi primi elementi, che il 40% del fatturato complessivo è realizzato da poche realtà imprenditoriali, il 5,8%, mentre il 57% del fatturato è realizzato dal 12 per cento. «Le imprese che sono rimaste sono quelle che hanno saputo rinnovarsi investendo nel prodotto e nel processo produttivo con il risultato che oggi si trovano nella condizione di saper soddisfare leesigenze produttive dei clienti, sia da un punto di vista qualitativo che del servizio», sostiene Vignolini sottolineando che «il futuro del distretto è legato proprio alla capacità delle imprese pratesi di rispondere alle esigenze di quelle aziende che fanno grandi numeri e allo stesso tempo hanno bisogno di realizzare prodotti più ricercati e alla moda».

«Solo chi investe nel prodotto, ma anche nel processo – conclude – sarà in grado di poter guardare al futuro».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente dei tessitori di Confartigianato Prato Lido Lascialfari, che però analizza il forte ridimensionamento del distretto da un altro punto di vista e chiama in causa i committenti: «I dati mostrano chiaramente cosa è accaduto a Prato negli ultimi dieci anni – afferma – adesso è importante capire se le lavorazioni rimaste in piedi sono sufficienti per rispondere alle esigenze delle aziende per il futuro. Purtroppo molte imprese artigiane, gran parte delle quali terziste, stanno scomparendo, e se non si vuole che questo accada, c’è bisogno di aprire un ragionamento serio sulle tariffe. Le piccole imprese artigiane chiudono perché non hanno margini di guadagno”.

L’invito a porre più attenzione al problema è rivolto ai committenti: «C’è bisogno di tornare a far guadagnare le tessiture affinché esse tornino a investire».

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