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Lavorazioni tessili a rischio estinzione. Vignolini: “Serve un salto culturale”

“Quanto si ritiene importante nel nostro distretto salvaguardare certe lavorazioni tessili?” A porsi questa domanda è Moreno Vignolini, presidente nazionale dei Tessili Confartigianato che, a pochi giorni da Ferragosto, si pone degli interrogativi sul futuro del distretto e non solo.
“Abbiamo avuto un’annata abbastanza positiva, soprattutto per il comparto filati e certe tipologie di tessitura – dice Vignolini – Dalle telefonate degli ultimi mesi emerge tuttavia una situazione allarmante: certi tipi di roccature non si trovano più. Stesso discorso per certi tipi di filature. I costi delle materie prime e per il loro approvvigionamento fanno il resto. Credo sia ormai irrimandabile una riflessione circa un salto culturale per quanto riguarda i compensi di lavorazione, sempre meno remunerativi. Una situazione, quella attuale, di cui hanno colpa certi imprenditori che approfittano dello stato di difficoltà e debolezza delle lavorazioni, ma anche alcuni terzisti che non sanno farsi i conti o, peggio, che aggirano le regole”.
Problemi che tuttavia non riguardano solo il distretto tessile pratese. “Più in generale credo dovremmo riflettere su quanto sia ormai difficile fare impresa in Italia – dice Vignolini – I licenziamenti drammatici di questi ultimi tempi, senza voler minimamente giustificare le aziende protagoniste, il cui comportamento non è solo eticamente deprecabile e condannabile ma meriterebbe di venir concretamente sanzionato, devono indurre a qualche riflessione. Per chi come me ha una piccola impresa non rimane che lottare ogni giorno per sopravvivere, anche a causa di politiche industriali che hanno sempre privilegiato la grande industria tralasciando una piccola impresa che è e rimane l’ossatura economica del nostro Paese. Discorso diverso per una multinazionale, che guarda solo alla redditività e non si fa scrupoli a spostare la produzione dove questa non solo è più remunerativa ma anche più semplice. Probabilmente se in Italia ci fossero le condizioni ideali queste aziende rimarrebbero, invece di fuggire verso situazioni che offrono un miglior tessuto infrastrutturale e senza il macigno di una burocrazia sempre più insopportabile. Senza contare tutto gli oneri fiscali che appesantiscono il costo del lavoro per l’imprenditore e la capacità di spesa del dipendente. Oggi c’è bisogno di progetti che valorizzino il nostro manufatturiero, le nostre filiere produttive, magari attraverso contributi e incentivi alle aggregazioni, per rafforzare e rilanciare la nostra capacità produttiva.  Oggi il paradosso è che mentre non si crea terreno fertile per le aziende sane, sembrano proliferare quelle che operano nell’illegalità: chiediamoci come mai ci sia una percentuale così alta di gravi irregolarità riscontrate nei controlli effettuati sul nostro territorio”.
Ultima considerazione di Vignolini riguarda il Pnrr. “Si tratta della grande e forse ultima opportunità di rilanciare veramente e alla grande il nostro sistema produttivo. Cerchiamo quindi di valorizzarla al massimo, senza fermarsi davanti all’ennesima protesta dell’ennesimo comitato di quartiere. È tempo di pensare in grande se vogliamo tornare grandi”.

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