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Confartigianato incontra Alia per cercare soluzioni allo smaltimento degli inerti

Individuare una soluzione efficace per il problema dello smaltimento dei residui edili anche da piccoli lavori ma con tipologia molto diversa tra loro come, per esempio, ceramiche, plastica, mattoni, cartongessi, tubature, calcinacci, sfalci di potature e quant’altro: questo l’obiettivo dell’incontro tenuto stamani in Confartigianato  tra una delegazione di artigiani di categoria guidati dal Presidente di Confartigianato Costruzioni, Stefano Crestini, e il vicepresidente di Alia Servizi Ambientali, Sandro Lascialfari. Quest’ultimo, anche in virtù del ruolo di amministratore unico della società Programma Ambiente, si è impegnato, di concerto con Confartigianato, a individuare possibili soluzioni al problema. Una disponibilità particolarmente apprezzata da Crestini che ha dal canto suo garantito la massima collaborazione dell’associazione per un’efficace e rapida soluzione al problema.
Le difficoltà nello smaltimento dei rifiuti da lavorazioni edili si stanno infatti aggravando anche a causa degli incentivi fiscali per la manutenzione degli immobili e la messa a norma degli stessi con le vigenti leggi: pur in questo periodo di crisi del settore, lo smaltimento degli inerti, anche da piccoli interventi, va a scontrarsi con l’impossibilità di conferire in discarica, o a strutture a questo deputate, i materiali di risulta delle lavorazioni.
L’incontro si è sviluppato distinguendo i vari codici CER dei rifiuti e forse distinguendo l’uno dall’altro permettendone lo smaltimento sarebbe possibile una gradualità che alleggerirebbe le difficoltà delle imprese, che poi si ripercuotono sui cittadini. Almeno quelli corretti.
È necessario che ALIA, sebbene in parte esula dai suoi compiti in quanto è più orientata agli aspetti relativi ai rifiuti urbani, in qualche modo si interessasse anche di quelli da attività produttive.
Sempre per andare incontro a queste esigenze Crestini ha chiesto a Lascialfari un interesse di ALIA per sollecitare, per quanto possibile, le autorità competenti per una attivazione fattiva dell’economia circolare della quale da più parti si parla e che stenta a consolidarsi come prassi normale.
Oltre al riuso degli scarti tessili, anche gli inerti, debitamente selezionati e classificati, possono, anzi delle leggi lo richiederebbero, essere utilizzati per nuovi interventi di edilizia e costruzioni.
Introdurre nei cicli prodottivi i rifiuti utilizzabili avrebbe il benefico effetto di ridimensionare i quantitativi da smaltire, contenere l’abbandono indiscriminato di rifiuti, facilitare le attività lavorative alleggerendo anche gli oneri a carico dei cittadini che in qualche modo prima o poi se ne fanno carico o con un aumento dei costi degli interventi edili per la difficoltà di smaltimento o per le tariffe TARI a causa del recupero e la bonifica dei siti dagli abbandoni selvaggi.

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